L’Italie, hôte d’honneur.

 

L'Italie

 

Perché la letteratura italiana?

 

 

Quando si parla di letteratura italiana si pensa immediatamente a Dante Alighieri, conosciuto come il padre della lingua italiana. Tuttavia, la lingua italiana sboccia lentamente e si delinea nel corso dei secoli. Il filo della sua evoluzione si scorge nelle opere letterarie che hanno contribuito via via a tratteggiarne i contorni. La letteratura “parla” attraverso la lingua, che nei testi si fissa e al contempo si modifica. Quindi, lingua e letteratura sono due aspetti intrinsecamente legati, che rispondono insieme ad un’esigenza comunicativa che passa attraverso i secoli. La letteratura, però, non si limita a comunicare ma pone di fronte ad esperienze, simulate, tratte dall’umano, alimentando e articolando la visione di chi la studia e fornendo strumenti nuovi per rapportarsi alla realtà.

 

Nel tracciare un rapido excursus della storia letteraria italiana bisogna partire da una preliminare considerazione, e cioè che la difficoltà di svincolarsi dall’autorevolezza del latino ha rallentato la nascita della letteratura italiana, il cui testo più antico è Il cantico delle creature (1226) di Francesco d’Assisi.

 

Nel Duecento un impulso significativo allo sviluppo della produzione letteraria si riscontra nell’esperienza della “scuola siciliana”, scuola poetica che si rifà al modello cortese e trobadorico. L’eredità siciliana passa, poi, in Toscana attraverso l'opera di Guittone d’Arezzo, per essere, infine, superata dalla novità di fine secolo, lo Stilnovo, definito “dolce” da Dante Alighieri. Caratterizzato dalla ricca espressione culturale, lo stilnovo diviene per la profondità di contenuti e per la qualità del linguaggio poetico il punto di riferimento delle successive elaborazioni della poesia italiana. Il focus dell’esperienza della nuova scuola è rappresentato da Guido Cavalcanti e da Dante Alighieri. Quest’ultimo è considerato il più grande poeta italiano: la sua Divina commedia per la portentosa varietà di mezzi espressivi, la vastità e profondità di visione costituisce il momento fondante della letteratura italiana.

 

Le riflessioni del sommo poeta sulla lingua, nel De vulgari eloquentia, rimandano alla discussa “questione della lingua”, che nel Cinquecento Pietro Bembo risolse in una visione classicistica e arcaizzante stabilendo il canone del monolinguismo petrarchesco da una parte e quello della lingua di Boccaccio dall’altra, come modelli a cui attenersi nella produzione in poesia e in prosa.

 

In quest’epoca l’ironia dissacrante di Ludovico Ariosto, autodifesa del letterato, si manifesta nel poema cavalleresco Orlando Furioso, a cui fa da contraltare la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, emblema di un’ineluttabile decadenza culturale e storica.

 

Degno di attenzione nella produzione letteraria italiana è il frequente ritorno al classicismo, infatti anche durante l’ “età dei lumi” si assiste ad una mediazione dell’eredità classica nell’elaborazione letteraria. A cavallo fra Settecento e Ottocento, la conciliazione fra classicità e Romanticismo è espressa dall'opera, di grandissimo pregio, di Ugo Foscolo, tesa alla ricerca di un proprio carattere italiano.

 

Tuttavia, il punto di non ritorno della produzione letteraria italiana coincide con l’opera di Alessandro Manzoni, a cui si deve l'ingresso della letteratura italiana nel grande panorama romantico europeo. I promessi sposi sono in tal senso un'opera di straordinaria novità, il cui maggiore qualità è quella di essere un grande romanzo popolare di straordinario risultato linguistico. La “questione della lingua” ritorna vigorosa nell’attività letteraria di Manzoni, che si rifà all’uso del toscano vivo, proponendolo come modello linguistico unificante.

 

Altro romanzo di spicco dell’Ottocento letterario italiano è sicuramente I Malavoglia di Giovanni Verga, opera che s’inserisce nel movimento verista, caratterizzata dall’impersonalità della narrazione e dal plurilinguismo.

 

Più avanti, tra Otto e Novecento sullo scenario letterario italiano emergono tre figure cardine: Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio. Al contempo si realizzano la grande esperienza drammaturgica di Luigi Pirandello e la narrativa di Italo Svevo. Gli anni '20 vedono protagonisti autori di spicco quali Ungaretti e Montale, la cui poesia ermetica costituisce un rifugio dalla realtà storica.

 

All’insegna di una concezione letteraria basata sull’impegno politico e civile, nel periodo della II guerra mondiale si afferma il Neorealismo. Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino esordiscono in questo periodo affiancandosi alla presenza intellettuale consolidata di Alberto Moravia ed Emilio Gadda, imprescindibili autori della letteratura italiana di quest’epoca, destinati a svolgere un ruolo guida anche nel periodo a venire.

 

Ai giorni nostri, in conclusione, alla figura di Moravia si associa anche quella di Dacia Maraini, la cui opera letteraria si configura come evasione dall’alienazione che colpisce l’uomo moderno.

 

Questa breve digressione nella letteratura italiana vuole presentarla come un contenitore fecondo di idee, storie, persone. Al di là dell’aspetto scolastico, lo studio della letteratura italiana costituisce un’occasione imperdibile di crescita personale: l’interazione con questo “interlocutore” stimola lo spirito critico e spinge alla riflessione.

 

Perché si verifichi quest’incontro proficuo con la letteratura è necessario un certo grado di coinvolgimento che susciti interesse, nel senso latino del termine: inter esse, essere in mezzo, cioè partecipare.

 

La letteratura italiana, riporta storie di un tessuto che si può sentire comune e che possono essere ricondotte alla dimensione personale; quindi rielaborate al fine di porsi in una maniera nuova di fronte alle sfide esistenziali della realtà.

 

Alba BUFO

 

Une dizaine d'auteurs italiens seront présents sur les quais:

Giosuè Calaciura, Gianrico Carofiglio, Philippe Daverio, Giancarlo De Cataldo, Luca Di Fulvio, Alberto Garlini, Simonetta Greggio, Antonio Manzini, Antonio Moresco et Gilda Piersanti.